Storie d'amore - "Notte insonne"
A casa non riusciva a dormire….
Marco ripensava a lei e ai suoi azzurrissimi occhi, di quando impacciata e sorridente, come sempre, lo aveva salutato con un caloroso gesto della mano. La sua mano l’adorava e l’avrebbe voluta stringere, ma fece finta di niente come un buon amico farebbe. “Ma che buon amico” pensava, “di lei tutto adoro ma non posso dirglielo, spezzerebbe l’incanto e la farebbe scappare”. Quanti anni ci dividono? Quanta vita vissuta ci separa definitivamente ormai?
Questi pensieri continuavano a tormentarlo e allontanare da lui il sonno.
Avevano parlato di labbra, e precisamente delle labbra rifatte delle donne di spettacolo e lei si passò un dito sulle sue… “Mio Dio” stava svenendo “se sapesse quanto ci appiccicherei volentieri le mie” pensava, ma gli amici sono discreti, sognatori, e quella stupida attrazione fatale andava trattenuta, nascosta, soffocata, anche se faceva esplodere il cuore, anche se toglieva il fiato.
Lei si lamentava di una scheggia di ferro infilata nell’indice, fu allora che Marco le prese la mano e tra loro scatto una scintilla, come un onda, un corto circuito che al solo tatto della pelle di lei sulla sua li fece vibrare, sussultare… “Vai da Clara, lei ha uno spillo disinfettato e ti può aiutare” le disse Marco; la liquidò in questo modo, quando si accorse di essere stato scoperto… restò impassibile e freddo come se tra loro non potesse esistere alcunché, come se quello che in un attimo lei aveva intuito, fosse solo frutto della sua fantasia.
Merda…si sentiva una merda e non poteva dormire più ormai, avrebbe aspettato che gli occhi si chiudessero da soli per non riaprili più, non sarebbe riuscito nemmeno a guardare la sua immagine riflessa nello specchio. Ma forse si stava sbagliando e drammatizzava come al solito, magari lei non aveva capito niente e Marco avrebbe potuto continuare a sognare il calore del suo corpo sul suo e vederla di tanto in tanto nei corridoi luminosi dei grandi magazzini dove essi lavoravano.
Erano passate le ore, tutte le ore della notte e la sveglia lanciò il suo grido proprio quando i suoi occhi si stavano chiudendo. Un'altra giornata di lavoro lo attendeva e forse l’avrebbe rivista, forse le avrebbe preso di nuovo le mani, forse… l’avrebbe finalmente baciata.
Che ribalderia..
rincorrersi senza mai raggiungersi,
sognarsi senza avverarsi,
toccarsi in fondo, solo per scusa
per farsi bene,
lasciando incontrare la pelle…
Che ribalderia,
guardarsi negli occhi
e amarsi,
ma finger di no,
e respirarsi,
desiderar di posar le mani
su curve e giacigli…
Che ribalderia esser così
amanti non amanti.